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Cap. 18 - L'eternità e il ricordo

Capitolo 18

L’Eternità e il ricordo



Il Guaritore non guardava Uriordin, i suoi occhi erano puntati sulla figlia di Tladis, così fragile e indifesa, la mente prigioniera della presenza del negromante così come il corpo lo era dell’incoscienza prolungata.
Liran il Guaritore cercò di infonderle fiducia, nell’attesa di riuscire a farle sentire la sua presenza, di esserle realmente accanto per liberarla.
Uriordin era cresciuto nel suo potere e ora stringeva sempre di più il giogo.
Liran celò dietro una maschera di indifferenza i propri timori. Le sue ipotesi sul tipo di incantesimo lanciato su Tladis si stavano avverando una dopo l’altra.
Il tempo concessogli era agli sgoccioli, quello permesso dalle sue energie più accessibili e quello consentito dalle riserve di magia che l’esperienza e la tecnica gli garantivano di strappare alla vecchiaia.
La sua liberazione dal maleficio era ostacolata dal fatto che la ragazza ignorava molte, troppe cose. E Uriordin avrebbe fatto leva su questo.
“Non potrai vendicare tuo fratello e tuo padre, ragazza. Non potrai liberare la piccola Greys, se perderai tempo ad ascoltare loro.”
“Non è a chi ti sta minacciando, che devi credere.”
Gli occhi sparuti di Tladis lo fissavano; l’orrore della maledizione stava lavorando sia sul suo corpo che sulla sua giovane mente. Forse conservava in sé un piccolo desiderio di credergli, ma le parole che Uriordin continuava a sussurrare alle sue orecchie erano veleno.
Uriordin era sempre stato spietatamente abile, con le parole.
“Patetico tentativo, vecchio!”
Il Guaritore lo ignorò e puntò tutto su Tladis. “Vieni con me, Tladis. Puoi sfuggirgli, se vuoi.”
“Questo è il punto. Forse non vuole, dopo che avete sparso il sangue della sua famiglia al servizio dei vostri giochi di potere. Accade a chi ha la sfortuna di incrociare la vostra strada. Povera piccola, se solo potessi sentire quello che dicono di te, come stanno decidendo della tua vita, tutti riuniti nella stanza dove giace il tuo corpo…fingendo di volere il tuo bene.”
La ragazza si dimenò inutilmente per sfuggirgli, implorando con lo sguardo di essere aiutata. La nausea le risaliva lo stomaco. Aveva l’odore dell’uomo che la avvinghiava, aveva il sapore di melma nel palato.
“Vogliono giocare, piccola…” sussurrò la voce nelle sue orecchie, “accontentiamoli.”
La lama brillò tra le mani del negromante, sotto l’unico esile raggio di debole luce, prima di affondare nel fianco del suo ostaggio.


Le due figure varcarono a grandi passi il corridoio, indifferenti alle pozze di neve e fango che portavano con loro. Gli inservienti e gli allievi li guardarono con disappunto, ma si limitarono a indicare loro la direzione, con brevi cenni di capo.
Avvolti nei loro mantelli scuri, ormai rigidi per il gelo, Kirlmah e il suo accompagnatore si fermarono davanti all’ultima porta chiusa sulla destra del corridoio. “Potrebbe essere troppo tardi.” Disse il vecchio cantastorie. “Devi essere preparato, Eterno.”
L’altro annuì, recuperando il fiato e con esso tutto l’autocontrollo di cui fu capace. Sapeva già che entrare in quella stanza gli sarebbe costato molto, su più fronti, ma non poteva fare diversamente.
Quando Kirlmah abbassò la maniglia, l’odore pregnante di malattia investì le loro narici. Prima che potesse slegare dal fianco la custodia della propria spada, una lama gelida gli sollevò il mento.
"Anche noi siamo felici di vedervi" gracchiò il vecchio.
In tutta risposta, lo sguardo di Kerielle fulminò lui e Dectar, al colmo dell’ira;
Da parte sua, l'Eterno non sembrò preoccuparsene affatto. Lo scontro con Jagarax aveva prosciugato ogni sua energia e anche dopo il periodo trascorso a cercare di rimettersi in forze, le cose non andavano meglio.
L’anziano bardo richiuse la porta, senza distogliere gli occhi dal letto dove il Guaritore conduceva una lotta disperata e per lui incomprensibile. Si lasciò alle spalle i due Eterni, supponendo che la loro lotta di sguardi sarebbe continuata ancora per molto, e si avvicinandò al capezzale della ragazza.
“Non la vuole lasciare andare?” domandò a Laurienne.
La donna scosse la testa. “Il mio Maestro è pronto all’incantesimo più estremo, per liberarla dalla maledizione di Uriordin.”
"Eseguire la condanna decisa per il negromante...non aiuterebbe a liberarla dal suo controllo?"
Laurienne scosse la testa. "I suoi poteri sono andati oltre le condizioni fisiche del corpo. I Sapienti stanno svolgendo delle ricerche, sul tipo di demone che ora Urirdin e Jagarax servono."
Il vecchio si sedette su uno sgabello scricchiolante, ai piedi del letto. Calò il cappuccio con mani tremanti, le sopracciglia dritte e folte si arcuarono su occhi scuri, lucidi di vitalità e incredibilmente giovanili. La rabbia che persone come il negromante Uriordin smuovevano in lui avrebbero riacceso lo sguardo di un moribondo. “Siamo onesti, ragazza. Mio fratello ha sempre avuto grandi dosi di ottimismo a sostenerlo. Ma il tempo scorre anche per lui…e vincere su una maledizioni come questa…” Solo dopo un momento di assorto silenzio, però, Kirlmah sembrò cogliere in pieno il significato delle parole di Laurienne. “Ti ha convinto a divenire parte dell’incantesimo di Mutamento? Deve essere impazzito ancora più di quanto sospettassi.”
La giovane guaritrice scossò un'occhiata a Kerielle, poi trasse un sospiro.
“Non sarà semplice, lo so” intervenne allora l'Eterna. “Se il Mutamento resterà l’unica soluzione, lo appoggerò io, in quell’aspetto dell’incantesimo.”
“Kerielle, no!” Dectar le strinse una spalla per costringerla a guardarlo. La donna fece invece un passo avanti verso il cantastorie, che la studiò a fondo, gli occhi bruni stretti a fessura.
La stanza si era fatta insopportabilmente calda, nonostante le fiamme nel camino fossero quasi spente.
“È pura follia" disse invece Kirlmah. "Kerielle, so che non è venuta da te, ma da mio fratello. Dobbiamo far ragionare questo pazzo, anziché appoggiarlo.”
“Non lo fa con incoscienza” assicurò fermamente la guerriera. “Sa perfettamente cosa comporterà. E lo so anche io.”
“Non farlo, Kerielle. Ci sono cose che devi sapere.”
“Dectar, la figlia di Aiseen è entrata nel piano di Uriordin anche a causa mia…Soprattutto, ora non c’è tempo per discutere, se vogliamo aiutarla. Vuoi aiutarla anche tu, o non ci avresti dato il cavallo per portarla in salvo.”
“Perché lo fai, veramente? E’ una decisione che dovrai rinnovare ogni giorno. Sai quanto costerà, a lòei soprattutto.”
“Non le costerà più dell’infelicità alla quale Uriordin vuole condannarla, Dectar. Sai cosa significherebbe per una ragazzina essere schiava di quel bastardo. Ha già perso tutta la sua famiglia.”
“Non tutta, Kerielle” ribatté l’Eterno. “E se tu volessi ascoltarmi…”
Fu in quel momento che il corpo di Tladis sobbalzò sul letto. Una macchia rosso scuro si dilatò sul fianco destro, imporporando le coperte.
Il Guaritore riemerse dalla trance inseguita per entrare nel suo incubo e strinse più saldamente la fragile mano che già cullava tra le sue. Le pupille di Tladis si rovesciarono dietro le palpebre, testimoniando il peggiorare delle sue condizioni. Ora la ragazza ansimava, ogni respiro la portava sempre più vicina all’agonia.
Mentre tamponava il taglio sul fianco con una garza, il Guaritore si ritrovò circondato dagli altri presenti nella stanza.
“Deve avere un paio di costole rotte”, si affrettò a valutare la sua allieva Laurienne, esaminando il taglio.
“Oltre al rischio di rimanere dissanguata. Maestro…”
“Non possiamo più aspettare” annuì l’uomo di medicina.
Laurienne si assunse il compito di seguire la medicazione di emergenza, mentre la giovane guerriera sua amica si inginocchiava a terra all’altro lato del letto, prendendo l’altra mano della ragazza.
“A quanto pare, Eterna, dovrai dimostrare subito quanto sia salda la tua intensione di aiutare.”
Oltre alla voce del fratello, si udirono distintamente imprecazioni di sottofondo, che l’Eterna ignorò.
Liran il Guaritore la fissò, chiedendosi se fosse abbastanza preparata per aiutarlo in quel disperato tentativo.
“Non si può tornare indietro, non la si può abbandonare nel mezzo del Mutamento.”
“Accoglierò il suo Mutamento” annuì ferma Kerielle, voltando del tutto le spalle a Dectar, per non essere costretta a vedere l’espressione di teso disaccordo dipinta sul suo volto.

Continua...
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