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Cap 17 - Il gelo

Capitolo 17

Il gelo



Kerielle batteva il piede sul pavimento della stanza, controllando a stento la rabbia.
Le palpebre di Tladis sbattevano febbrilmente già in quella prima fase dell'operazione, mentre il Guaritore aveva appena iniziato a cercare di raggiungerla nell'Altrove.
Questo poteva significare una sola cosa: Uriordin, che aveva saputo riconoscere e richiamare il potere di Tladis, stava rafforzando su di lei un dominio molto pericoloso e sempre più difficile da spezzare. Se riusciva a tenerla stretta a sé in quel modo, doveva aver compiuto studi e ricerche molto più oscuri di quelli che aveva lasciato intendere nel corso dei lunghi interrogatori subiti finora.
Kerielle fu di nuovo sul punto di uscire dalla stanza per tornare subito nelle segrete. Voleva vedere quanto avrebbe saputo resistere il maledetto.
“Kerielle!” la voce dura di Laurienne sferzò l'aria pesante della stanza, spezzando il lungo silenzio. “Se questo è il genere di aiuto che sei disposta a dare, non ne abbiamo bisogno. Per Tladis sarebbe soltanto dannoso!”
L'Eterna chinò il capo, afflitta dai suoi stessi pensieri. Laurienne le si avvicinò. “È comprensibile la tua collera, Kerielle, ma devi trattenerla. In questa fase non puoi intervenire, il mio Maestro deve ancora trovare Tladis sul Sentiero. Stenditi sul letto qui a fianco, ti avvertirò quando servirà il tuo aiuto.”
Kerielle esitò, ma per fortuna Laurienne non la prese come una mancanza di fiducia nei suoi confronti. “Non ti reggi bene in piedi, in questo momento, Eterna...” La sensibilità dell'amica seppe ancora una volta pizzicare la corda giusta.
Kerielle annuì; Mentre guardava Laurienne tornare a sedersi sul bordo del letto della ragazza e fare un cenno al Guaritore, si impose un lungo respiro e sentì la rabbia allentare un po' la morsa sul suo cuore.
La ricerca che il Maestro aveva intrapreso stava chiedendo all'uomo ormai anziano una quantità enorme di energie. Lo vedeva nei suoi lineamenti, negli involontari tremori che la posa di concentrazione provocava ai suoi muscoli.
La coscienza di Tladis era già così adombrata dall'incantesimo che la ingabbiava da essere introvabile?
Kerielle non poté fare altro che prepararsi al peggio.

“Non devi rispondere al loro richiamo. Non devi cedere alle loro immagini.”
Tladis indietreggiò, paralizzata dall'orrore di quel grumo di carne e vesti maleodoranti. La voce con cui l'essere aveva parlato era roca, debole, a più riprese spezzata da un dolore che sembrava immenso.
Un baratro di oscurità che quella voce voleva lei conoscesse.
La figura incatenata – uomo, creatura, qualunque cosa fosse – giaceva su un mucchio di paglia, di fronte a lei. Ai suoi piedi, eppure...eppure lo sguardo di quell'essere vibrava di fierezza e determinazione.
Sul pavimento gelido della cella, la luce proveniente dalle torce cadeva filtrata dalle maglie di una grata.
Tladis non sapeva dove si trovassero quelle prigioni. Tutto le era estraneo, tra quelle solide mura di pietra.
Aveva viaggiato? Era stata condotta lontano da Merridion? Dove?
Dove erano le persone che l'avevano vegliata nella lunga convalescenza, che avevano trovato la forza di portarle la notizia della morte di suo padre e di Hiarn?
Quanto tempo è passato?
“Tutto il tempo che loro hanno voluto, Tladis.”
Si ritrovò a indietreggiare verso la grata, fissando la figura rimasta immobile la cui voce, al contrario, si era di nuovo esposta. Entrando nella sua mente.
“Chi...sei?”
“Sono il solo legame che ti è rimasto con il passato, Tladis. Con tua madre...con quello che desiderava per te e Hiarn.”
La figura si levò con estrema fatica da terra, in un tintinnare di catene.
“Chi sei?! Come fai a parlare nella mia...”
“Per questo stanno cercando di mettermi a tacere.”
Il suo lento rialzarsi, quei movimenti esitanti non fecero altro che incrementare la paura di Tladis.
“Non ti avvicinare! Voglio sapere chi sei! Cosa sai di mie...di nostra madre?”
“So ciò che loro temono. E non posso tacere.”
Tladis fissò impotente i passi della figura, che avanzava mantenendosi in una sorta di ombra impenetrabile. Era un prigioniero, la catena che si srotolava da una delle caviglie era insolitamente lunga, ma anche quella sarebbe finita e lo avrebbe costretto a fermarsi.
Tladis si scoprì terrorizzata all'idea che facesse un altro passo verso di lei. Indietreggiò ancora, fino a toccare con la schiena il freddo legno della grata, mentre guardava attonita la figura sparire nell'aria fetida della cella.
Mentre un braccio scarno e sanguinante si allungava a circondarle il collo.
La sua testa sbatté dolorosamente contro il legno, annebbiandole la vista. La stretta attorno al suo collo si rafforzò.
“Da chi stai scappando, piccola Tladis?” La voce era la stessa, ma ora sibilava al suo orecchio, colma di sarcasmo.
“Lascia-”
“Hanno paura, Tladis...almeno quanta ne hai tu. Paura che io ti dica cosa è stato fatto a me...cosa stanno per fare a te. Sono stati loro a mandare quella donna a casa tua."
Quella donna che diceva di aver conosciuto la loro madre.
Kerielle...Il suo scontro con Runeel, i loro segreti...
Gli occhi di Tladis si spalancarono, nel ricordo.
"Sì, ora cominci a ricordare, a capire. L'inizio di tutto il male sono loro. La fine sono io, quello che sono diventato.
“Sono stati gli Eterni a separarti da Hiarn, loro a condurti qui, sulla soglia dell'Altrove.”
Hiarn...Papà...
Non voleva credergli, eppure quanto diceva assumeva ogni istante di più i contorni di qualcosa di logico, logico e crudele.
"Impazzirai come me, lontana dai tuoi cari perché così Loro vogliono..."
“Lasciala, Uriordin!”
Una porta si era aperta, alla lontana estremità del corridoio, e nell'udire quella voce maschile, così pacata eppure autorevole, sempre più vicina, Tladis ricominciò a sperare. Ma subito la presa sul suo collo si intensificò.
Cercò di afferrare con le mani le dita che stringevano attorno alla sua gola. La figura le bloccò le mani senza alcuna fatica, anche trovandosi alle sue spalle.
“Lasciala andare!”
Nonostante la avvinghiasse con quella forza rabbiosa, Tladis avvertì tensione e incertezza, nella voce dello sconosciuto.
“Chi...se-i?” rantolò.
“Stanno arrivando qui, Tladis. Quando ascolterai le loro ragioni, pensa a ciò che ti ho detto, perché io verrò punito per averti avvertita.”
“Chi...sei?” urlò nella propria mente.
“Sono la tua unica possibilità di avere risposte.”


Continua...
Tags: capitolo 17
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