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Capitolo 15 - Ultime possibilità

Capitolo 15

Ultime possibilità


Gli sguardi di Hiarn e di suo padre si cercavano nella penombra del carro-gabbia, sopra il quale andava lentamente spuntando un'alba grigia e nevosa.
I muscoli erano intirizziti dal freddo, ma ancora aggrediti dal dolore recato dagli urti e dal brusco dondolare del carro. I guidatori si erano dati il cambio già una volta, controllando le ruote e liberando il sentiero da tronchi e radici più o meno pericolosi per le zampe dei cavalli.
“Promettimi una cosa, Hiarn. Fai il possibile per restare con Greys, se dovessero lasciarvi insieme più a lungo...”
Dopo aver guardato la cugina, che era riuscita dopo un lungo pianto a chiudere gli occhi, Hiarn annuì, la rabbia verso il padre per ciò che aveva nascosto a lui e a Tladis restava sempre lì, come un macigno nello stomaco, ma la paura per il suo futuro e per quello di tutti loro cominciava ad eguagliarla.
Li stavano portando all'est e, a giudicare dalle inesistenti pause per il viaggio di cui aveva sentito parlare Jagarax e le sue creature, il convoglio avrebbe marciato a ritmo sostenuto.
C'erano già criminali pronti a comprarli? Li avrebbero divisi?
“Cosa vogliono fare a Griahan?” domandò in un sussurro, lanciando un'occhiata alle figure che circondavano la gabbia camminando faticosamente sulla neve.
“Nulla di buono...come del resto a me. Hiarn, non devi avere nessuna remora a fuggire insieme a Greys...e a Griahan, se riusciremo a crearvene l'occasione.”
“Non vedo come sia possibile...” Hiarn indicò con un cenno della testa il carro dove era stato chiuso Griahan e la cui copertura non era mai stata sollevata.
Erano state le grida di dolore che provenivano da quel carro a tormentarlo fino a pochi minuti prima.
“Non smettiamo di occuparcene. Dobbiamo riuscirci, è troppo importante che voi ragazzi vi salviate. Adesso ascoltami bene. Se sarete liberi, cerca di tornare subito a Palazzo. Kerelle può aver portato lì Tladis...”
“Non mi pareva che ti fidassi di lei.”
“Ti sbagli. La mia collera nei suoi confronti non se ne andrà facilmente, ma la vita di Tladis e la tua sono troppo importanti e quando lei si impegna a difenderle, so che le sue non sono parole vuote.
Oltretutto, un Eterno ha il solo tipo di magia che possa contrastare quella di Jagarax e degli altri stregoni. Vedi anche tu le creature che la loro magia oscura ha portato tra noi.”
“Allora vuol dire che non ne usciremo vivi. Kerielle è a leghe di distanza e questi maledetti carri viaggeranno senza fermarsi.”
“Analisi esatta della vostra condizione, ragazzo” commentò la voce dello stregone, dopo che una sua mano scarna ebbe scostato un lembo della copertura sul lato destro del carro che viaggiava dietro al loro. “Fermatevi.”
Gli scossoni del carro cessarono tra il nitrire dei cavalli. Jagarax scese sul sentiero, quasi del tutto celato dalla coltre bianca che si era posata durante la notte. “Temo un futuro molto cupo, per te. Le sfortune e le umiliazioni hanno una portata maggiore, per chi ha l'intelligenza di rendersene conto. Non posso permettere che restino liberi testimoni di un piano che finalmente si avvia al successo.”
Jagarax si avvicinava alla loro gabbia e Hiarn si sentì sul punto di sputargli addosso.
“Zio...” Trovandosi faccia a faccia con lo stregone che la scrutava, Greys aveva avuto il peggiore dei risvegli possibili.
“Vuoi fare molto di più che allontanarci da Merridion” disse invece Runeel, cercando nel frattempo di rassicurare la nipote.
“Vero anche questo. Ma non sentirti troppo importante. Era il giovane riahn a darmi qualche preoccupazione. La...chiacchierata che abbiamo avuto mi ha fatto capire di averlo sopravvalutato.”
“Che cosa gli hai fatto, bastardo?!”
“No, Hiarn!”
Prima ancora di rendersene conto, Hiarn era in piedi, a meno di un passo dallo stregone, le sbarre di legno impugnate da mani che avrebbero voluto stringere ben altro.
“Il tuo ragazzo ha davvero bisogno di una lezione, Dalamor. Forse vederlo urlare sarà di lezione anche a te. Prendetelo fuori.”
“Noo!” Le urla di Runeel coprirono inutilmente i successivi ordini dello stregone, che fece un passo indietro unicamente perché due dei suoi servi potessero eseguirli.
"Hiarn!”
“Resta con la cara nipotina, Dalamor” consigliò divertito Jagarax, mentre Hiarn veniva trascinato a forza giù dal carro e portato verso il tronco di un enorme larice. “Aiutala ad affrontare lo spettacolo.”
“Gli spiriti ti maledicano, Jagarax!”
Jagarax parve sinceramente divertito. “Risparmia il tuo fiato, Generale. Lo hanno già fatto. Sono nato da una maledizione, a onor del vero.”
Annuì verso le sue creature, che colpirono Hiarn al fianco e in pieno stomaco.
Piegato in due, il ragazzo non poté opporre resistenza alla successiva stretta con cui venne issato contro il ruvido tronco, le braccia tese e unite.

Jagarax era finalmente uscito dal carro, ma Griahan non era riuscito a muovere un solo muscolo per alzare la testa e cercare di vedere all'esterno. Tutto era piombato nuovamente nell'oscurità.
L'ennesimo tentativo di usare la magia era fallito, lasciando Griahan con le forze appena sufficienti a respirare. Ora conosceva gli incantesimi che quello stregone poteva dominare e, cosa ancor peggiore, sapeva a quale branca di magia attingesse per compierli.
Jagarax aveva infierito su di lui con la magia soltanto dopo essersi assicurato che i colpi inferti dalle creature al suo servizio avessero fiaccato la resistenza fisica, precludendo alla vittima ogni possibilità di evocare incantesimi di difesa efficaci.
Quando anche la testa di Griahan era sembrata implodere, quando ogni respiro era divenuto agonia fisica e mentale, allora erano cominciate le domande. La sola soddisfazione che Griahan era ancora capace di conservare in quegli istanti derivava dal sapere di non aver rivelato ciò cui Jagarax anelava. Era una ben misera soddisfazione, era l'ultima certezza che possedesse, oltre quella di essere destinato a morire.
Non era stato in grado di comprendere gli ordini impartiti dallo stregone, una volta sceso dal carro – erano rimaste per lui parole, suoni lontani e sempre più indistinguibili - ma sentiva che Jagarax non l'avrebbe venduto ad un mercante. Un riahn vivo era sempre e comunque troppo pericoloso, per quanto giovane e aggredito dai peggiori incantesimi oscuri. Non era ancora giunto il momento, ma Griahan sapeva che sarebbe stato dato l'ordine di ucciderlo.
Cercando di conservare briciole di speranza almeno per zio Runeel e i ragazzi, Griahan affrontò un nuovo spasmo di dolore, deciso a sollevarsi almeno quanto bastava per appoggiare la schiena ad una parete del carro. Doveva tentare di nuovo, doveva cercare di far arrivare un messaggio mentale a Palazzo, oppure all'Accademia dove lui aveva studiato.
Prese un profondo respiro, ignorò la fitta al costato che minacciava di spezzare sul nascere la sua concentrazione e protese la sua mente.
Una miriade di pensieri spezzati rispose alla sua presenza. Confusione, smarrimento, dolore. Per un istante credette di aver fallito, di ricevere soltanto l'ondata di sensazioni riflesse dal suo Io, una spietata descrizione delle sue ultime tracce di energia. Poi, comprese che la situazione era di gran lunga peggiore.
Ritenta! - si impose.
Si asciugò gocce di sudore dalla fronte, sentendole mescolarsi con rivoli di sangue. Si sforzò di ritrovare la concentrazione e di nuovo la sentì crollare, quando le urla salirono all'esterno della sua prigione.

Tentando di affrontare quell'acre sapore che aveva la sua stessa saliva, cercando un'ultima volta di liberarsi dalla morsa sicura con la quale lo tenevano, Hiarn ebbe appena il tempo di vedere Jagarax stendere il braccio verso il ramo che lo sovrastava, prima di sentire una ruvida corda stringergli i polsi contro il ramo.
Scalciò e urlò, ringhiando di rabbia contro i servi dello stregone, senza poter fare nulla per tenerli lontani da sé. Il primo taglio si aprì sulla schiena, lacerando la camicia e strappandogli un urlo che venne inghiottito dalla gelida e ostile luce del mattino.
Le risate dei carnefici esplosero attorno a lui, superando il pianto di Greys e le imprecazioni di suo padre, ora trattenuto da due dei carcerieri. Le risate salirono, salirono, divenendo non meno potenti delle frustate che Jagarax continuava a riprodurre con la magia, portandolo al confine dell'incoscienza e tenendolo ancorato al dolore.
Non seppe dire quanto tempo avesse trascorso in balia di quel dolore, sentì solo urla, riconoscendo a stento quelle che era lui stesso ad emettere. La sua pelle bruciava senza sosta, anzi il dolore si riacutizzava ad ogni respiro, ma non giunsero altre frustrate.
Eppure ci furono altre urla. Non erano le sue.
Qualcuno spezzò le corde che lo legavano penzolante all'albero e Hiarn si ritrovò a terra, i polsi in fiamme quanto le articolazioni. Sfuggì con il volto al gelido tocco della neve, ma scoprì di non riuscire a distinguere nessuna delle figure offuscate che si intrecciavano sopra di lui.
Mani rudi e callose lo afferrarono bruscamente e lo trascinarono chissà dove.
“Chi...”
“Silenzio!” ordinò una voce sconosciuta. “Abbiamo una sola possibilità di ingannarli.”

Continua...
Tags: capitolo 15
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