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Capitolo 12 - Indifesi

Capitolo 12

Indifesi


Hiarn non poté fare altro che trasformarsi in scudo umano, avvolgendo Greys per proteggerla dall'attacco degli elementi.
Non sentiva più le urla di suo padre, ma con la coda dell'occhio, mentre cercava di rassicurare la bambina, vide una luce intensa squarciare ripetutamente il cielo tempestato di spilli ghiacciati che si accanivano impietosamente su di loro.
Griahan cercava di contrastare con la sua magia quello che appariva come un agguato in piena regola.
E' colpa sua...E' colpa di quella donna. La nostra vita in frantumi a causa di quella donna. E Tladis...
Serrò gli occhi, stringendo a sé il corpo infreddolito di Greys, pentendosi di aver anche solo pensato all'eventualità di perdere la sorella.
“Hiarn! Scappa con Greys!”
“Credo sia troppo tardi, Dalamor.”
Un nuovo incantesimo evocato da Griahan sembrò placare i mulinelli di vento, ma fu una tregua di pochi istanti.
“Non sapete riconoscere i segni della fine...Un riahn e uno dei più abili guerrieri che abbiano mai militato nell'esercito di Merridion non sanno capire quando è finita e arrendersi.” Scoppiò una risata amara. “Che tragica beffa del destino, vero, Dalamor? Non ti ricorda qualcosa?”
Al ragazzo occorse qualche istante per capire che a parlare era stata una voce nuova, a lui totalmente estranea. Roca, graffiante, indisponente.
Suo padre invece la conosceva bene, la furia con cui si avventò sulla figura dello sconosciuto Hiarn non l'aveva mai veduta. Fu come una scarica di luce a delineare il profilo di Runeel Dalamor, riportando dal passato la pericolosa spada che era stato.
Hiarn non vide il doppio filo di luce che si aspettava potesse rifulgere su due lame rivali.
L'uomo contro cui si era aizzato suo padre – chiunque fosse – sembrava disarmato.
“Vedo che il tuo spirito non è morto del tutto. Bene.”
Hiarn si sporse dalla fiancata di legno, scorgendo sotto il mantello di quell'estraneo una chioma di capelli argentei che non avrebbe mai più potuto dimenticare.
Incontrò però anche lo sguardo di Griahan, che correva verso i due, rinunciando ad altri incantesimi.
“No, zio!” gridò, guardando però verso Hiarn.
“Fermo. Lo zio non vuole che tu ti faccia male, giovane Griahan” rise lo sconosciuto, sbarrandogli la strada con un braccio teso. Si muoveva con agilità, anche sotto un manto pesante bersagliato da nuovi vortici di pioggia sempre più simile a neve.
“Hiarn...”
Al richiamo di Greys, dovette abbassarsi. La preoccupazione per suo padre e per Hiarn lo faceva sentire un codardo.
“Vedete, giovane riahn, il vostro parente sa come comportarsi. Sa cosa deve impedire che io faccia. Teme le mie armi, che lui definisce subdole. Era così, giusto?”
“Taci!” ruggì Runeel.
Il ghigno si allargò allora sul volto che sfidava ancora...e ancora, la lama di suo padre.
Sentendola tremare, Hiarn si chiuse ancora di più a circondare Greys, mentre tendeva le orecchie. Doveva stare con lei, ma questo significava restare inerme mentre suo padre rischiava contro quello sconosciuto al quale nemmeno la magia di un riahn poteva tenere testa.
“Non succederà nulla di grave, se accetterai di consegnarti personalmente, Dalamor, né al promettente mago qui accanto, né ai tuoi cuccioli. Non potranno difendersi da soli e lo sai.”
A quelle parole, nuove figure si affacciarono sul sentiero dalle profondità della macchia, da un lato e dall'altro del carro, convergendo su di esso. Hiarn non poteva più pensare di restare immobile. Ritrasse piano le mani dalle spalle di Greys e le portò all'elsa del pugnale – ben misera arma, se avevano a che fare con uno stregone – facendo segno a Greys di non fare rumore.
“Una graziosa bambina.”
Hiarn si volse di scatto, la lama puntata verso l'uomo che guardava Greys, scoprendo che di umano non aveva nulla.

Continua...
Tags: capitolo 12
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