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Capitolo 11 - Tempesta anomala

Capitolo 11

Tempesta anomala



Il temporale stava mutando in tempesta, la temperatura calata bruscamente, da un istante all'altro.
Hiarn procedeva con sempre maggiore fatica, stringendo gli occhi per riuscire a vedere, oltre le folate di vento e pioggia, il cavallo di Kerielle, cercando di ripetersi che tutto sarebbe andato bene.
Tladis sarebbe guarita, qualunque incantesimo fosse stato intessuto su di lei.
Non sapeva perché ciò fosse avvenuto, ma era abbastanza chiaro ormai che la sua non era mai stata una famiglia di tranquilli artigiani e contadini, che una menzogna dopo l'altro avessero nascosto ben altra verità.
Sua madre aveva fatto parte degli Eterni, quell'Ordine per lui e Tladis così misterioso, quella lontana realtà sulla quale avevano costruito fantasie da bambini.
Avevano sempre creduto che la madre fosse morta dopo una lunga malattia, contratta durante le guerre che avevano quasi decimato il regno, oltre che la famiglia reale.
“Hiarn...”
Il ragazzo si voltò verso il lato del carro, dal quale sbucò la testolina di Greys.
“Tladis guarirà, vero?”
“Certo che guarirà, scricciolo.” Le carezzò una guancia. “Rimettiti giù, tra poco arrivere-”
“Hiarn, salta sul carro e copriti!”
L'urlo del padre giunse all'inizio confuso, tra fischi di vento, trovandosi Runeel all'altro lato del carro.”
“Dov'è Griahan?” Non riusciva a vederlo.
“Hiarn! Stai con Greys!” gridò in risposta la voce del riahn.
Fu l'ultima cosa che Hiarn poté udire, prima che il fischio attorno a lui raggiungesse un picco capace quasi di assordarlo.
Hiarn si aggrappò alla fiancata del carro e riuscì ad arrampicarsi. Greys gli si gettò tra le braccia, terrorizzata.
“Zio, pensa al carro!” sentì urlare da Griahan.

Le gocce di pioggia si stavano trasformando in stille di ghiaccio. Non provenivano più soltanto dal cielo, ma da ogni direzione, in vortici che si restringevano attorno a loro come le spire di un serpente.
Non c'era nulla di naturale, in tutto questo.
La sensazione si faceva sempre più nitida ad ogni istante che passava, una sensazione che Kerielle non poté più ignorare, quando si rese conto che il carro non aveva mantenuto la solita distanza da loro. Era stato inghiottito da vortici di grandine. Non era più visibile, nemmeno utilizzando i sensi che la magia poteva assicurarle.
“Dectar!” urlò controvento, tornando a rigirare il cavallo e accorciando le distanze.
Non ci fu il tempo di spiegarsi. La luce esplose nel tornante del sentiero che si erano lasciati alle spalle, ora visibile solo parzialmente. Ma quella luce era inconfondibile.
“Vado ad aiutarli io!” urlò Dectar. Fece un cenno al suo scudiero, che annuì.
“Lui conosce la scorciatoia di cui parlavo. Porta la ragazzina!”
“No, Dectar...”
“Devi!”
Kerielle rinsaldò la presa sulle redini e si preparò a seguire lo scudiero, al quale Dectar aveva lasciato il cavallo.
Qualche istante dopo, la figura dell'uomo era già sparita dietro uno sperone roccioso.
Kerielle portò istintivamente la mano alla spada, ormai preparata ad affrontare di tutto.
La scorciatoia costrinse le bestie a ricorrere a tutte le loro riserve di energia, ma si rivelò la scelta giusta, capace di portarli nel minor tempo possibile a varcare la porta nord della Piazza, dove si trovava il Palazzo secondario di Re Astermil.
Segno che quella tempesta di ghiaccio incontrata aveva tutti i crismi di un sortilegio, tra le case e le poche locande Kerielle e la sua nuova guida non ne trovarono alcuna traccia. Lì sembrava esser sempre soltanto piovuto.
“Signora, andate. Mi occuperò io dei cavalli.”
Kerielle ringraziò lo scudiero di Dectar. Forse più avanti ci sarebbe stato il tempo di conoscersi meglio.
Una figura era uscita silenziosamente dalle scuderie del Palazzo e la aiutò a far scendere Tladis dalla sella. Doveva essere un Guaritore o un suo allievo, a giudicare dal suo agire pratico e silenzioso. Kerielle seppe di porre la salute della ragazza nelle migliori mani in cui si potesse sperare. Purtroppo questo non garantiva lo scioglimento dell'incantesimo a suo danno.
Tutto sapeva terribilmente di già vissuto, pensò ricordando un giorno di molti anni prima, mentre seguiva il guaritore portando tra le braccia la figlia di Aiseen.
Tutto sapeva di orribile beffa.

Continua...
Tags: capitolo 11
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