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09 July 2010 @ 07:18 pm
Capitolo 19

Qualcuno per cui lottare


“Dove stai andando?”
Kerielle camminava spedita, per quanto le forze glielo permettessero, lungo i corridoi del Palazzo, di nuovo diretta alle celle dove Uriordin era stato rinchiuso.
Sapeva che Dectar la stava seguendo e non glielo impedì.
Non riusciva a fare altro che mettere faticosamente un piede avanti all’altro, cercando di contrastare l’odio che sentiva di provare verso il negromante, verso la maledizione di cui era stato capace.
Erano ormai numerosi gli abitanti della fortezza che si erano destati a quell’ora della notte, rinunciando a riprendere sonno si erano affacciati dalle stanze della servitù; guardarono passare i due Eterni con tensione e un po’ di diffidenza. Non era frequente che un’Eterna trascorresse così tanto tempo a Palazzo come aveva fatto Kerielle in quei giorni, restando ben oltre il tempo necessario delle convocazioni dinnanzi al sovrano.
Non era frequente, d’altra parte, che fosse il sovrano a mancare da Palazzo per un tempo così lungo.
Mentre scendeva le scale della Torre delle guardie, nella mano destra una torcia appena presa dall’anello infisso al muro, Kerielle pensò che doveva aspettarsi una convocazione del Re da un momento all’altro.
L’aria umida dei sotterranei la schiacciò, greve e putrida. La permanenza del prigioniero si era fatta ulteriormente rigida e penosa, dopo il loro primo scontro. Tuttavia Kerielle riteneva che fosse ancora troppo poco per quello che Uriordin meritava.
Serrare le palpebre e imporsi di ritrovare la calma non servì a nulla. Il ricordo delle urla mentali di Tladis, le urla che la sua gola non aveva avuto più nemmeno l’energia di emettere, tormentavano Kerielle dall’istante in cui il Mutamento era finito. Anche lei aveva visto la trama dell’incantesimo, anche lei si era sentita risucchiare nella realtà di incubo in cui Uriordn aveva costretto la mente della ragazza; ne aveva visto gli occhi, sgranati nell’orrore.
“Kerielle!”
“Non lo ucciderò, se è questo che temi. Non abbandonerò Tladis meritandomi un processo marziale.”
“Vuoi degnarti di ascoltarmi? Non siamo stati già abbastanza impulsivi, oggi?”
Kerielle si voltò a fronteggiarlo, sfidandolo anche solo a insinuare che fosse esistita un’alternativa. “C’eri anche tu, in quella stanza. Uriordin l’aveva già sotto il suo controllo. Ferita o no, Tladis non aveva speranze di liberarsi da sola. Anche con il Mutamento, l’abbiamo salvata per un pelo.”
“Dannazione, se non mi hai voluto ascoltare prima, lo farai ora!”
Voltate le spalle all’Eterno, Kerielle era già ripartita, quando si sentì improvvisamente strattonare indietro e in un battito di ciglia ebbe le braccia di Dectar ai lati del viso, a bloccarla contro la pietra gelida.
“Ti ascolto” accettò lei, ricordando la ragazzina che era stata al risveglio dopo il Mutamento, la collera che l’aveva divorata quando aveva anche solo sospettato che ciò che le veniva detto fossero solo menzogne. "Poi tu sparirai dala mia vista."
“Il ragazzo, il gemello di Tladis non è morto.”
“Cosa?”
“Runeel è stato ucciso. La nipote che viveva con loro è stata deportata dalla gente di Jagarax.” Nel tono con cui Dectar proseguì, c’era tutta la sua frustrazione per non esser riuscito a impedirlo.
“Deportata verso la costa?”
Dectar annuì. “Runeel ha voluto che salvassi i ragazzi, ma le creature di Jagarax erano troppe, fino a che non è arrivato il mio tiahan. Ora i due maschi sono a casa sua.”
Kerielle si morse il labbro, chiedendosi se fosse possibile essere costantemente vicina alla morte – quasi una sua amante - e scoprirsi sull’orlo del baratro, ogni volta che si veniva a sapere della morte di un amico.
Runeel era morto. Una persona in meno che Tladis avrebbe potuto trovare al suo risveglio, un legame in meno che avrebbe potuto darle la forza di andare avanti.
“Hai detto che il gemello di Tladis è vivo…in quali condizioni?”
“Jagarax si è divertito immensamente con lui, se è questo che vuoi sapere; ma le sue condizioni sono meno gravi di quelle della sorella, non hanno richiesto cure estreme. Non posso dire la stessa cosa dell’altro.”
“Il riahn…”
“Se sopravvivrà, probabilmente resterà invalido, la salute è compromessa. Non lo sono la mente e il potere, per fortuna.”
“Sono coscienti?”
“No. Passerà molto tempo, prima che giunga il momento di dire loro la verità. Ma vivranno. Ricorderanno e vorranno sapere di Tladis. Quando la figlia di Aeris si riprenderà, tu sarai pronta a farne la tua allieva?”
“Sei qui per dirmi che non sono adatta ad addestrarla?”
“Conosco il tuo valore, Kerielle, ma sono preoccupato per te. Hai preso questa decisione per perdonare te stessa?”
Kerielle portò di scatto la mano sinistra al collo di Dectar. “Ti avverto…Eterno. Non ti lascerò andare avanti a sputare i tuoi soliti veleni!”
Odiò la faccia tosta con la quale Dectar continuò, senza accennare a liberarsi della sua mano, senza scomporsi. “Dovrai saper rispondere a molte sue domande. Io ho alcune risposte che ti conviene ascoltare, perché la tua futura allieva non merita bugie!”
Nel ricordo di quello che lei stessa aveva passato anni prima, di quello che era stata capace di sputare in faccia a Laurienne, Kerielle seppe che la stima e l’affetto per la guaritrice non sarebbero stati mai abbastanza.
Per questo sapeva che Dectar aveva ragione.
L’emergenza in cui si erano venute a trovare dopo una battaglia, molti anni prima, aveva costretto Laurienne a contare unicamente su se stessa: non aveva avuto altre energie a sostenerla nel Mutamento, quando era stata lei a dover salvare Kerielle. Aveva rischiato la sua stessa vita, aveva sfiorato la pazzia; tornata al Palazzo soltanto quando aveva giudicato Kerielle fuori pericolo, Laurienne aveva affrontato un processo dinnanzi all’Ordine degli Eterni e alla corporazione dei Guaritori insieme, rischiando una condanna per aver osato un incantesimo di quell’entità.
Laurienne non l’aveva lasciata sola, mai. Non le aveva mai rifiutato delle risposte, non l’aveva mai colpevolizzata per le sue reazioni colme di livore. Soprattutto, ora Kerielle lo sapeva, non le aveva mai mentito per pietà.
Lei sarebbe stata capace della stessa spietata e necessaria onestà?
Tremante, spossata, alla fine del Mutamento Kerielle aveva lasciato la mano della ragazza.
Tremante, le aveva chiesto perdono, benché sapesse che sarebbero sempre state parole vuote, pronunciate verso una ragazza che non poteva accettare queste scuse perché non poteva sapere cosa le era stato fatto, non fino a quando lo avesse cominciato a sperimentare in ogni giorno della sua vita.
Come avevano dovuto imparare a fare lei e Dectar.
Per questo sai che chiedere perdono è stato inutile, non potrà mai alleggerire la tua coscienza, per il solo fatto di averle apparentemente salvato la vita.
La sua prima responsabilità nei confronti di Tladis era accompagnarla nella convalescenza del corpo, guidarla nel viaggio senza ritorno che avrebbe dovuto intraprendere, dalla consapevolezza all’addestramento come Eterna.
Verso l’isolamento che era il contrappeso di una seconda vita ricevuta.

Continua...
 
 
Stato d'animo: calmcalm
In sottofondo: "Sonata artica"
 
 
19 May 2010 @ 08:24 pm
Capitolo 18

L’Eternità e il ricordo



Il Guaritore non guardava Uriordin, i suoi occhi erano puntati sulla figlia di Tladis, così fragile e indifesa, la mente prigioniera della presenza del negromante così come il corpo lo era dell’incoscienza prolungata.
Liran il Guaritore cercò di infonderle fiducia, nell’attesa di riuscire a farle sentire la sua presenza, di esserle realmente accanto per liberarla.
Uriordin era cresciuto nel suo potere e ora stringeva sempre di più il giogo.
Liran celò dietro una maschera di indifferenza i propri timori. Le sue ipotesi sul tipo di incantesimo lanciato su Tladis si stavano avverando una dopo l’altra.
Il tempo concessogli era agli sgoccioli, quello permesso dalle sue energie più accessibili e quello consentito dalle riserve di magia che l’esperienza e la tecnica gli garantivano di strappare alla vecchiaia.
La sua liberazione dal maleficio era ostacolata dal fatto che la ragazza ignorava molte, troppe cose. E Uriordin avrebbe fatto leva su questo.
“Non potrai vendicare tuo fratello e tuo padre, ragazza. Non potrai liberare la piccola Greys, se perderai tempo ad ascoltare loro.”
“Non è a chi ti sta minacciando, che devi credere.”
Gli occhi sparuti di Tladis lo fissavano; l’orrore della maledizione stava lavorando sia sul suo corpo che sulla sua giovane mente. Forse conservava in sé un piccolo desiderio di credergli, ma le parole che Uriordin continuava a sussurrare alle sue orecchie erano veleno.
Uriordin era sempre stato spietatamente abile, con le parole.
“Patetico tentativo, vecchio!”
Il Guaritore lo ignorò e puntò tutto su Tladis. “Vieni con me, Tladis. Puoi sfuggirgli, se vuoi.”
“Questo è il punto. Forse non vuole, dopo che avete sparso il sangue della sua famiglia al servizio dei vostri giochi di potere. Accade a chi ha la sfortuna di incrociare la vostra strada. Povera piccola, se solo potessi sentire quello che dicono di te, come stanno decidendo della tua vita, tutti riuniti nella stanza dove giace il tuo corpo…fingendo di volere il tuo bene.”
La ragazza si dimenò inutilmente per sfuggirgli, implorando con lo sguardo di essere aiutata. La nausea le risaliva lo stomaco. Aveva l’odore dell’uomo che la avvinghiava, aveva il sapore di melma nel palato.
“Vogliono giocare, piccola…” sussurrò la voce nelle sue orecchie, “accontentiamoli.”
La lama brillò tra le mani del negromante, sotto l’unico esile raggio di debole luce, prima di affondare nel fianco del suo ostaggio.


Le due figure varcarono a grandi passi il corridoio, indifferenti alle pozze di neve e fango che portavano con loro. Gli inservienti e gli allievi li guardarono con disappunto, ma si limitarono a indicare loro la direzione, con brevi cenni di capo.
Avvolti nei loro mantelli scuri, ormai rigidi per il gelo, Kirlmah e il suo accompagnatore si fermarono davanti all’ultima porta chiusa sulla destra del corridoio. “Potrebbe essere troppo tardi.” Disse il vecchio cantastorie. “Devi essere preparato, Eterno.”
L’altro annuì, recuperando il fiato e con esso tutto l’autocontrollo di cui fu capace. Sapeva già che entrare in quella stanza gli sarebbe costato molto, su più fronti, ma non poteva fare diversamente.
Quando Kirlmah abbassò la maniglia, l’odore pregnante di malattia investì le loro narici. Prima che potesse slegare dal fianco la custodia della propria spada, una lama gelida gli sollevò il mento.
"Anche noi siamo felici di vedervi" gracchiò il vecchio.
In tutta risposta, lo sguardo di Kerielle fulminò lui e Dectar, al colmo dell’ira;
Da parte sua, l'Eterno non sembrò preoccuparsene affatto. Lo scontro con Jagarax aveva prosciugato ogni sua energia e anche dopo il periodo trascorso a cercare di rimettersi in forze, le cose non andavano meglio.
L’anziano bardo richiuse la porta, senza distogliere gli occhi dal letto dove il Guaritore conduceva una lotta disperata e per lui incomprensibile. Si lasciò alle spalle i due Eterni, supponendo che la loro lotta di sguardi sarebbe continuata ancora per molto, e si avvicinandò al capezzale della ragazza.
“Non la vuole lasciare andare?” domandò a Laurienne.
La donna scosse la testa. “Il mio Maestro è pronto all’incantesimo più estremo, per liberarla dalla maledizione di Uriordin.”
"Eseguire la condanna decisa per il negromante...non aiuterebbe a liberarla dal suo controllo?"
Laurienne scosse la testa. "I suoi poteri sono andati oltre le condizioni fisiche del corpo. I Sapienti stanno svolgendo delle ricerche, sul tipo di demone che ora Urirdin e Jagarax servono."
Il vecchio si sedette su uno sgabello scricchiolante, ai piedi del letto. Calò il cappuccio con mani tremanti, le sopracciglia dritte e folte si arcuarono su occhi scuri, lucidi di vitalità e incredibilmente giovanili. La rabbia che persone come il negromante Uriordin smuovevano in lui avrebbero riacceso lo sguardo di un moribondo. “Siamo onesti, ragazza. Mio fratello ha sempre avuto grandi dosi di ottimismo a sostenerlo. Ma il tempo scorre anche per lui…e vincere su una maledizioni come questa…” Solo dopo un momento di assorto silenzio, però, Kirlmah sembrò cogliere in pieno il significato delle parole di Laurienne. “Ti ha convinto a divenire parte dell’incantesimo di Mutamento? Deve essere impazzito ancora più di quanto sospettassi.”
La giovane guaritrice scossò un'occhiata a Kerielle, poi trasse un sospiro.
“Non sarà semplice, lo so” intervenne allora l'Eterna. “Se il Mutamento resterà l’unica soluzione, lo appoggerò io, in quell’aspetto dell’incantesimo.”
“Kerielle, no!” Dectar le strinse una spalla per costringerla a guardarlo. La donna fece invece un passo avanti verso il cantastorie, che la studiò a fondo, gli occhi bruni stretti a fessura.
La stanza si era fatta insopportabilmente calda, nonostante le fiamme nel camino fossero quasi spente.
“È pura follia" disse invece Kirlmah. "Kerielle, so che non è venuta da te, ma da mio fratello. Dobbiamo far ragionare questo pazzo, anziché appoggiarlo.”
“Non lo fa con incoscienza” assicurò fermamente la guerriera. “Sa perfettamente cosa comporterà. E lo so anche io.”
“Non farlo, Kerielle. Ci sono cose che devi sapere.”
“Dectar, la figlia di Aiseen è entrata nel piano di Uriordin anche a causa mia…Soprattutto, ora non c’è tempo per discutere, se vogliamo aiutarla. Vuoi aiutarla anche tu, o non ci avresti dato il cavallo per portarla in salvo.”
“Perché lo fai, veramente? E’ una decisione che dovrai rinnovare ogni giorno. Sai quanto costerà, a lòei soprattutto.”
“Non le costerà più dell’infelicità alla quale Uriordin vuole condannarla, Dectar. Sai cosa significherebbe per una ragazzina essere schiava di quel bastardo. Ha già perso tutta la sua famiglia.”
“Non tutta, Kerielle” ribatté l’Eterno. “E se tu volessi ascoltarmi…”
Fu in quel momento che il corpo di Tladis sobbalzò sul letto. Una macchia rosso scuro si dilatò sul fianco destro, imporporando le coperte.
Il Guaritore riemerse dalla trance inseguita per entrare nel suo incubo e strinse più saldamente la fragile mano che già cullava tra le sue. Le pupille di Tladis si rovesciarono dietro le palpebre, testimoniando il peggiorare delle sue condizioni. Ora la ragazza ansimava, ogni respiro la portava sempre più vicina all’agonia.
Mentre tamponava il taglio sul fianco con una garza, il Guaritore si ritrovò circondato dagli altri presenti nella stanza.
“Deve avere un paio di costole rotte”, si affrettò a valutare la sua allieva Laurienne, esaminando il taglio.
“Oltre al rischio di rimanere dissanguata. Maestro…”
“Non possiamo più aspettare” annuì l’uomo di medicina.
Laurienne si assunse il compito di seguire la medicazione di emergenza, mentre la giovane guerriera sua amica si inginocchiava a terra all’altro lato del letto, prendendo l’altra mano della ragazza.
“A quanto pare, Eterna, dovrai dimostrare subito quanto sia salda la tua intensione di aiutare.”
Oltre alla voce del fratello, si udirono distintamente imprecazioni di sottofondo, che l’Eterna ignorò.
Liran il Guaritore la fissò, chiedendosi se fosse abbastanza preparata per aiutarlo in quel disperato tentativo.
“Non si può tornare indietro, non la si può abbandonare nel mezzo del Mutamento.”
“Accoglierò il suo Mutamento” annuì ferma Kerielle, voltando del tutto le spalle a Dectar, per non essere costretta a vedere l’espressione di teso disaccordo dipinta sul suo volto.

Continua...
 
 
Stato d'animo: cheerfulcheerful
In sottofondo: "The Last Mohicans" soundtrack - Ennio Morricone
 
 
23 March 2010 @ 10:18 pm
Capitolo 17

Il gelo



Kerielle batteva il piede sul pavimento della stanza, controllando a stento la rabbia.
Le palpebre di Tladis sbattevano febbrilmente già in quella prima fase dell'operazione, mentre il Guaritore aveva appena iniziato a cercare di raggiungerla nell'Altrove.
Questo poteva significare una sola cosa: Uriordin, che aveva saputo riconoscere e richiamare il potere di Tladis, stava rafforzando su di lei un dominio molto pericoloso e sempre più difficile da spezzare. Se riusciva a tenerla stretta a sé in quel modo, doveva aver compiuto studi e ricerche molto più oscuri di quelli che aveva lasciato intendere nel corso dei lunghi interrogatori subiti finora.
Kerielle fu di nuovo sul punto di uscire dalla stanza per tornare subito nelle segrete. Voleva vedere quanto avrebbe saputo resistere il maledetto.
“Kerielle!” la voce dura di Laurienne sferzò l'aria pesante della stanza, spezzando il lungo silenzio. “Se questo è il genere di aiuto che sei disposta a dare, non ne abbiamo bisogno. Per Tladis sarebbe soltanto dannoso!”
L'Eterna chinò il capo, afflitta dai suoi stessi pensieri. Laurienne le si avvicinò. “È comprensibile la tua collera, Kerielle, ma devi trattenerla. In questa fase non puoi intervenire, il mio Maestro deve ancora trovare Tladis sul Sentiero. Stenditi sul letto qui a fianco, ti avvertirò quando servirà il tuo aiuto.”
Kerielle esitò, ma per fortuna Laurienne non la prese come una mancanza di fiducia nei suoi confronti. “Non ti reggi bene in piedi, in questo momento, Eterna...” La sensibilità dell'amica seppe ancora una volta pizzicare la corda giusta.
Kerielle annuì; Mentre guardava Laurienne tornare a sedersi sul bordo del letto della ragazza e fare un cenno al Guaritore, si impose un lungo respiro e sentì la rabbia allentare un po' la morsa sul suo cuore.
La ricerca che il Maestro aveva intrapreso stava chiedendo all'uomo ormai anziano una quantità enorme di energie. Lo vedeva nei suoi lineamenti, negli involontari tremori che la posa di concentrazione provocava ai suoi muscoli.
La coscienza di Tladis era già così adombrata dall'incantesimo che la ingabbiava da essere introvabile?
Kerielle non poté fare altro che prepararsi al peggio.

“Non devi rispondere al loro richiamo. Non devi cedere alle loro immagini.”
Tladis indietreggiò, paralizzata dall'orrore di quel grumo di carne e vesti maleodoranti. La voce con cui l'essere aveva parlato era roca, debole, a più riprese spezzata da un dolore che sembrava immenso.
Un baratro di oscurità che quella voce voleva lei conoscesse.
La figura incatenata – uomo, creatura, qualunque cosa fosse – giaceva su un mucchio di paglia, di fronte a lei. Ai suoi piedi, eppure...eppure lo sguardo di quell'essere vibrava di fierezza e determinazione.
Sul pavimento gelido della cella, la luce proveniente dalle torce cadeva filtrata dalle maglie di una grata.
Tladis non sapeva dove si trovassero quelle prigioni. Tutto le era estraneo, tra quelle solide mura di pietra.
Aveva viaggiato? Era stata condotta lontano da Merridion? Dove?
Dove erano le persone che l'avevano vegliata nella lunga convalescenza, che avevano trovato la forza di portarle la notizia della morte di suo padre e di Hiarn?
Quanto tempo è passato?
“Tutto il tempo che loro hanno voluto, Tladis.”
Si ritrovò a indietreggiare verso la grata, fissando la figura rimasta immobile la cui voce, al contrario, si era di nuovo esposta. Entrando nella sua mente.
“Chi...sei?”
“Sono il solo legame che ti è rimasto con il passato, Tladis. Con tua madre...con quello che desiderava per te e Hiarn.”
La figura si levò con estrema fatica da terra, in un tintinnare di catene.
“Chi sei?! Come fai a parlare nella mia...”
“Per questo stanno cercando di mettermi a tacere.”
Il suo lento rialzarsi, quei movimenti esitanti non fecero altro che incrementare la paura di Tladis.
“Non ti avvicinare! Voglio sapere chi sei! Cosa sai di mie...di nostra madre?”
“So ciò che loro temono. E non posso tacere.”
Tladis fissò impotente i passi della figura, che avanzava mantenendosi in una sorta di ombra impenetrabile. Era un prigioniero, la catena che si srotolava da una delle caviglie era insolitamente lunga, ma anche quella sarebbe finita e lo avrebbe costretto a fermarsi.
Tladis si scoprì terrorizzata all'idea che facesse un altro passo verso di lei. Indietreggiò ancora, fino a toccare con la schiena il freddo legno della grata, mentre guardava attonita la figura sparire nell'aria fetida della cella.
Mentre un braccio scarno e sanguinante si allungava a circondarle il collo.
La sua testa sbatté dolorosamente contro il legno, annebbiandole la vista. La stretta attorno al suo collo si rafforzò.
“Da chi stai scappando, piccola Tladis?” La voce era la stessa, ma ora sibilava al suo orecchio, colma di sarcasmo.
“Lascia-”
“Hanno paura, Tladis...almeno quanta ne hai tu. Paura che io ti dica cosa è stato fatto a me...cosa stanno per fare a te. Sono stati loro a mandare quella donna a casa tua."
Quella donna che diceva di aver conosciuto la loro madre.
Kerielle...Il suo scontro con Runeel, i loro segreti...
Gli occhi di Tladis si spalancarono, nel ricordo.
"Sì, ora cominci a ricordare, a capire. L'inizio di tutto il male sono loro. La fine sono io, quello che sono diventato.
“Sono stati gli Eterni a separarti da Hiarn, loro a condurti qui, sulla soglia dell'Altrove.”
Hiarn...Papà...
Non voleva credergli, eppure quanto diceva assumeva ogni istante di più i contorni di qualcosa di logico, logico e crudele.
"Impazzirai come me, lontana dai tuoi cari perché così Loro vogliono..."
“Lasciala, Uriordin!”
Una porta si era aperta, alla lontana estremità del corridoio, e nell'udire quella voce maschile, così pacata eppure autorevole, sempre più vicina, Tladis ricominciò a sperare. Ma subito la presa sul suo collo si intensificò.
Cercò di afferrare con le mani le dita che stringevano attorno alla sua gola. La figura le bloccò le mani senza alcuna fatica, anche trovandosi alle sue spalle.
“Lasciala andare!”
Nonostante la avvinghiasse con quella forza rabbiosa, Tladis avvertì tensione e incertezza, nella voce dello sconosciuto.
“Chi...se-i?” rantolò.
“Stanno arrivando qui, Tladis. Quando ascolterai le loro ragioni, pensa a ciò che ti ho detto, perché io verrò punito per averti avvertita.”
“Chi...sei?” urlò nella propria mente.
“Sono la tua unica possibilità di avere risposte.”


Continua...
 
 
Stato d'animo: anxiousanxious
In sottofondo: "The Tudors" - 1st season, 1st dvdd
 
 
18 January 2010 @ 10:03 pm
Capitolo 16

Perdere...ritrovare


Lo sconosciuto trascinò Hiarn in un tratto di boscaglia ancora più riparato, la mano pronta a correre all'elsa della spada per proteggere lui e se stesso, lo sguardo puntato sulla massa di ombre che avevano ingoiato le creature del mago, costringendole a duelli e sottraendoli alla disponibilità del loro padrone.
Doveva riuscire ad arrivare ai carri dove erano chiusi gli altri prigionieri; questa sarebbe stata la parte più critica del piano suo e di Dectar. Una linea di azione che sarebbe stato appropriato definire più follia che piano, ma era la sola possibilità che avevano.
Dectar doveva aver capito che tentare di liberare per primo il giovane riahn non avrebbe aiutato. Il primo affondo della sua lama fu infatti per il carceriere che sorvegliava i movimenti di Dalamor e della bambina. Mentre la creatura di magia si accasciava nella neve e il suo sangue nero la macchiava in un rivolo costante, l'Eterno aveva già diretto il suo sguardo verso la gabbia. “Lontani dalle sbarre!” gridò, e mentre Runeel e la nipote indietreggiavano, pose il palmo della mano sinistra sul catenaccio.
Il meccanismo scattò; veloce come un fulmine Dectar si gettò nuovamente nella mischia, dove Jagarax – scoperto fin troppo presto quale tipo di incantesimo fosse stato gettato su quella radura e come avesse tratto in inganno le sue fidate creature - aveva dissolto già mezza dozzina dei nemici.
Il volto dello stregone pareva scolpito nella pietra, la sua immobilità ne rivelava la collera molto più di qualsiasi espressione.
Dectar comprese di avere ancora pochi attimi, per tentare il tutto per tutto. Doveva riuscire a liberare anche il riahn e aveva una sola occasione, considerando che a sorvegliare quel prigioniero erano in tre e che più nessuna creatura si sarebbe lasciata ingannare ulteriormente.
Dectar si allontanò dalla gabbia, costringendo il nuovo assalitore a seguirlo, stringendo i denti quando la sua sciabola gli ferì il braccio destro. Con fendenti ripetuti riuscì ad ottenere altri preziosi istanti, per sé e soprattutto per i prigionieri.
Con la coda dell'occhio, vide Dalamor uscire dalla gabbia e prendere da terra la prima arma a disposizione, avventandosi poi contro uno dei carcerieri che si cercava di artigliare la caviglia della bambina. Il pugnale che lanciò ferì con precisione la spalla sinistra della creatura, permettendo alla piccola di liberarsi.
“Pensate al ragazzo!” gridò a Dalamor. L'istante successivo, un cerchio di creature si strinse attorno a lui.

È in me che puoi ritrovarli, ragazza. Solo in me...
Tladis allungò la mano verso la fredda pietra della lapide che aveva di fronte. Ogni colpo inferto dal martello per incidere i nomi di Hiarn e di suo padre aveva colpito anche il suo cuore.
Non era accanto a loro, quando erano stati uccisi, quando Greys era stata venduta ad un mercante di schiavi. Non era con loro.
Si ritrasse al tocco sulla sua spalla e lo fece senza nemmeno voltarsi.
“Posso restare sola?”
Non ebbe risposta, né trovò alcun volto quando si volse indietro. Era stata di nuovo inghiottita dall'incoscienza e nelle sue nebbie vagò per giorni senza riuscire a sfuggirle se non per poche ore. Nei brevi intervalli di lucidità era appena consapevole delle persone che vegliavano al suo capezzale, delle loro cure.
Le vennero somministrati infusi dal sapore acre, fiamme di fuoco in una gola già arsa dalla febbre. Le voci sopra di lei erano sempre più tese, in particolare quelle di due donne che spesso si trovavano a discutere, i toni colmi di stanchezza e di amarezza.
In qualche modo Tladis era grata a quelle voci, ad esse si aggrappava come fossero le sole capaci di tenerla ancorata alla realtà.
Doveva uscire da quelle nebbie, doveva chiedere il perdono di Hiarn e di papà, doveva ritrovare Greys e liberarla. E quelle voci erano uno scoglio al quale aggrapparsi.
Presto, però...troppo presto Tladis si rese conto che restare al margine con la realtà diventava sempre più difficile. Ora le voci dentro di lei si fecero più potenti, più insidiose.
Loro non ti aiuterebbero a ritrovare Greys. Loro ti ingabbierebbero nella menzogna, pur di sfruttarti.
Era sempre più difficile lottare, difficile e doloroso.

“Non possiamo fare altro, Kerielle. L'incantesimo ce la sta portando via.”
Laurienne si avvicinò al letto della ragazza. Essere una guaritrice non faceva che rendere più vulnerabili di fronte a certe notizie e Laurienne era ancora sconvolta da quelle giunte con l'ultimo dispaccio.
Alla luce della scomparsa del gemello, per sperare di salvare Tladis restava davvero soltanto ciò che Kerielle non voleva accettare. Per questo non avrebbe mai voluto dover essere lei a formulare l'ultima prognosi.
Kerielle era distrutta e Laurienne non poteva darle torto. Lei per prima avrebbe voluto dimenticare quello che dieci anni prima aveva visto. Aver contribuito a salvare sì Kerielle, ma a quale prezzo?
E ora tutto doveva ripetersi, per impedire che questa ragazzina fosse consegnata alla tenebra.
Laurienne affondò il volto nelle mani, mentre il Guaritore suo Maestro entrava nella stanza.
Lo vide avvicinarsi al letto della figlia di Runeel, posare la mano rugosa sulla fonte imperlata di sudore. “Devi essere forte, piccola. Nelle prossime ore dovremo esserlo tutti.”
Dopo Aiseen, anche lei. Perché? pensava Kerielle.
Non c'era tempo per farsi altre domande. Con un sospiro gravato dalla paura, si sedette sul bordo del letto e strinse la mano gelida di Tladis.
Se una ragazza di quindici anni o poco più doveva affrontare l'inferno dopo il risveglio – perché Kerielle voleva credere che si sarebbe risvegliata – allora si sarebbe incaricata di bilanciare le energie del Guaritore, come Laurienne aveva fatto per lei.

Continua...
 
 
Stato d'animo: workingworking
In sottofondo: " Kingdom of Heaven " sul nuovo lettore
 
 
18 January 2010 @ 09:14 pm
Capitolo 15

Ultime possibilità


Gli sguardi di Hiarn e di suo padre si cercavano nella penombra del carro-gabbia, sopra il quale andava lentamente spuntando un'alba grigia e nevosa.
I muscoli erano intirizziti dal freddo, ma ancora aggrediti dal dolore recato dagli urti e dal brusco dondolare del carro. I guidatori si erano dati il cambio già una volta, controllando le ruote e liberando il sentiero da tronchi e radici più o meno pericolosi per le zampe dei cavalli.
“Promettimi una cosa, Hiarn. Fai il possibile per restare con Greys, se dovessero lasciarvi insieme più a lungo...”
Dopo aver guardato la cugina, che era riuscita dopo un lungo pianto a chiudere gli occhi, Hiarn annuì, la rabbia verso il padre per ciò che aveva nascosto a lui e a Tladis restava sempre lì, come un macigno nello stomaco, ma la paura per il suo futuro e per quello di tutti loro cominciava ad eguagliarla.
Li stavano portando all'est e, a giudicare dalle inesistenti pause per il viaggio di cui aveva sentito parlare Jagarax e le sue creature, il convoglio avrebbe marciato a ritmo sostenuto.
C'erano già criminali pronti a comprarli? Li avrebbero divisi?
“Cosa vogliono fare a Griahan?” domandò in un sussurro, lanciando un'occhiata alle figure che circondavano la gabbia camminando faticosamente sulla neve.
“Nulla di buono...come del resto a me. Hiarn, non devi avere nessuna remora a fuggire insieme a Greys...e a Griahan, se riusciremo a crearvene l'occasione.”
“Non vedo come sia possibile...” Hiarn indicò con un cenno della testa il carro dove era stato chiuso Griahan e la cui copertura non era mai stata sollevata.
Erano state le grida di dolore che provenivano da quel carro a tormentarlo fino a pochi minuti prima.
“Non smettiamo di occuparcene. Dobbiamo riuscirci, è troppo importante che voi ragazzi vi salviate. Adesso ascoltami bene. Se sarete liberi, cerca di tornare subito a Palazzo. Kerelle può aver portato lì Tladis...”
“Non mi pareva che ti fidassi di lei.”
“Ti sbagli. La mia collera nei suoi confronti non se ne andrà facilmente, ma la vita di Tladis e la tua sono troppo importanti e quando lei si impegna a difenderle, so che le sue non sono parole vuote.
Oltretutto, un Eterno ha il solo tipo di magia che possa contrastare quella di Jagarax e degli altri stregoni. Vedi anche tu le creature che la loro magia oscura ha portato tra noi.”
“Allora vuol dire che non ne usciremo vivi. Kerielle è a leghe di distanza e questi maledetti carri viaggeranno senza fermarsi.”
“Analisi esatta della vostra condizione, ragazzo” commentò la voce dello stregone, dopo che una sua mano scarna ebbe scostato un lembo della copertura sul lato destro del carro che viaggiava dietro al loro. “Fermatevi.”
Gli scossoni del carro cessarono tra il nitrire dei cavalli. Jagarax scese sul sentiero, quasi del tutto celato dalla coltre bianca che si era posata durante la notte. “Temo un futuro molto cupo, per te. Le sfortune e le umiliazioni hanno una portata maggiore, per chi ha l'intelligenza di rendersene conto. Non posso permettere che restino liberi testimoni di un piano che finalmente si avvia al successo.”
Jagarax si avvicinava alla loro gabbia e Hiarn si sentì sul punto di sputargli addosso.
“Zio...” Trovandosi faccia a faccia con lo stregone che la scrutava, Greys aveva avuto il peggiore dei risvegli possibili.
“Vuoi fare molto di più che allontanarci da Merridion” disse invece Runeel, cercando nel frattempo di rassicurare la nipote.
“Vero anche questo. Ma non sentirti troppo importante. Era il giovane riahn a darmi qualche preoccupazione. La...chiacchierata che abbiamo avuto mi ha fatto capire di averlo sopravvalutato.”
“Che cosa gli hai fatto, bastardo?!”
“No, Hiarn!”
Prima ancora di rendersene conto, Hiarn era in piedi, a meno di un passo dallo stregone, le sbarre di legno impugnate da mani che avrebbero voluto stringere ben altro.
“Il tuo ragazzo ha davvero bisogno di una lezione, Dalamor. Forse vederlo urlare sarà di lezione anche a te. Prendetelo fuori.”
“Noo!” Le urla di Runeel coprirono inutilmente i successivi ordini dello stregone, che fece un passo indietro unicamente perché due dei suoi servi potessero eseguirli.
"Hiarn!”
“Resta con la cara nipotina, Dalamor” consigliò divertito Jagarax, mentre Hiarn veniva trascinato a forza giù dal carro e portato verso il tronco di un enorme larice. “Aiutala ad affrontare lo spettacolo.”
“Gli spiriti ti maledicano, Jagarax!”
Jagarax parve sinceramente divertito. “Risparmia il tuo fiato, Generale. Lo hanno già fatto. Sono nato da una maledizione, a onor del vero.”
Annuì verso le sue creature, che colpirono Hiarn al fianco e in pieno stomaco.
Piegato in due, il ragazzo non poté opporre resistenza alla successiva stretta con cui venne issato contro il ruvido tronco, le braccia tese e unite.

Jagarax era finalmente uscito dal carro, ma Griahan non era riuscito a muovere un solo muscolo per alzare la testa e cercare di vedere all'esterno. Tutto era piombato nuovamente nell'oscurità.
L'ennesimo tentativo di usare la magia era fallito, lasciando Griahan con le forze appena sufficienti a respirare. Ora conosceva gli incantesimi che quello stregone poteva dominare e, cosa ancor peggiore, sapeva a quale branca di magia attingesse per compierli.
Jagarax aveva infierito su di lui con la magia soltanto dopo essersi assicurato che i colpi inferti dalle creature al suo servizio avessero fiaccato la resistenza fisica, precludendo alla vittima ogni possibilità di evocare incantesimi di difesa efficaci.
Quando anche la testa di Griahan era sembrata implodere, quando ogni respiro era divenuto agonia fisica e mentale, allora erano cominciate le domande. La sola soddisfazione che Griahan era ancora capace di conservare in quegli istanti derivava dal sapere di non aver rivelato ciò cui Jagarax anelava. Era una ben misera soddisfazione, era l'ultima certezza che possedesse, oltre quella di essere destinato a morire.
Non era stato in grado di comprendere gli ordini impartiti dallo stregone, una volta sceso dal carro – erano rimaste per lui parole, suoni lontani e sempre più indistinguibili - ma sentiva che Jagarax non l'avrebbe venduto ad un mercante. Un riahn vivo era sempre e comunque troppo pericoloso, per quanto giovane e aggredito dai peggiori incantesimi oscuri. Non era ancora giunto il momento, ma Griahan sapeva che sarebbe stato dato l'ordine di ucciderlo.
Cercando di conservare briciole di speranza almeno per zio Runeel e i ragazzi, Griahan affrontò un nuovo spasmo di dolore, deciso a sollevarsi almeno quanto bastava per appoggiare la schiena ad una parete del carro. Doveva tentare di nuovo, doveva cercare di far arrivare un messaggio mentale a Palazzo, oppure all'Accademia dove lui aveva studiato.
Prese un profondo respiro, ignorò la fitta al costato che minacciava di spezzare sul nascere la sua concentrazione e protese la sua mente.
Una miriade di pensieri spezzati rispose alla sua presenza. Confusione, smarrimento, dolore. Per un istante credette di aver fallito, di ricevere soltanto l'ondata di sensazioni riflesse dal suo Io, una spietata descrizione delle sue ultime tracce di energia. Poi, comprese che la situazione era di gran lunga peggiore.
Ritenta! - si impose.
Si asciugò gocce di sudore dalla fronte, sentendole mescolarsi con rivoli di sangue. Si sforzò di ritrovare la concentrazione e di nuovo la sentì crollare, quando le urla salirono all'esterno della sua prigione.

Tentando di affrontare quell'acre sapore che aveva la sua stessa saliva, cercando un'ultima volta di liberarsi dalla morsa sicura con la quale lo tenevano, Hiarn ebbe appena il tempo di vedere Jagarax stendere il braccio verso il ramo che lo sovrastava, prima di sentire una ruvida corda stringergli i polsi contro il ramo.
Scalciò e urlò, ringhiando di rabbia contro i servi dello stregone, senza poter fare nulla per tenerli lontani da sé. Il primo taglio si aprì sulla schiena, lacerando la camicia e strappandogli un urlo che venne inghiottito dalla gelida e ostile luce del mattino.
Le risate dei carnefici esplosero attorno a lui, superando il pianto di Greys e le imprecazioni di suo padre, ora trattenuto da due dei carcerieri. Le risate salirono, salirono, divenendo non meno potenti delle frustate che Jagarax continuava a riprodurre con la magia, portandolo al confine dell'incoscienza e tenendolo ancorato al dolore.
Non seppe dire quanto tempo avesse trascorso in balia di quel dolore, sentì solo urla, riconoscendo a stento quelle che era lui stesso ad emettere. La sua pelle bruciava senza sosta, anzi il dolore si riacutizzava ad ogni respiro, ma non giunsero altre frustrate.
Eppure ci furono altre urla. Non erano le sue.
Qualcuno spezzò le corde che lo legavano penzolante all'albero e Hiarn si ritrovò a terra, i polsi in fiamme quanto le articolazioni. Sfuggì con il volto al gelido tocco della neve, ma scoprì di non riuscire a distinguere nessuna delle figure offuscate che si intrecciavano sopra di lui.
Mani rudi e callose lo afferrarono bruscamente e lo trascinarono chissà dove.
“Chi...”
“Silenzio!” ordinò una voce sconosciuta. “Abbiamo una sola possibilità di ingannarli.”

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04 January 2010 @ 11:34 am
Capitolo 14

Inevitabile?


Hiarn si sentì morire, quando vide Greys chiusa in un carro, dietro a quelle sbarre di legno, terrorizzata. Mentre anche loro venivano costretti a salire, ma su un carro-gabbia diverso, due delle creature al servizio del mago si misero davanti alla bambina, che li chiamava urlando.
“Curioso come la vita possa mutare nel giro di poche ore, vero, riahn?” infierì il mago, mentre Griahan veniva chiuso in un carro da solo e un enorme telo veniva calato ad oscurarlo.
Hiarn e Runeel assistettero sgomenti, trovando appena una debole consolazione nel fatto che i soldati del mago – salito personalmente a sorvegliare Griahan in quel carro – li stessero invece spingendo dentro alla gabbia dove era stata messa Greys.
“Zio!” la bambina si lanciò tra le braccia di Runeel.
“Andrà tutto bene, Greys. Ne verremo fuori.”
Hiarn accantonò il più possibile i propri dubbi e scompigliò la testolina castana della cugina. Tutto era successo troppo velocemente e i pericoli cui andavano incontro giganteggiavano ancora più cupi, sapendo Tladis lontana e colpita da quella ignota maledizione.
“Vieni, Greys. Appoggiati a quei sacchi, cerca di riposare” mormorò suo padre, accompagnando entrambi verso un angolo del carro.
I soldati che li sorvegliavano risero, ma non accennarono a volerli separare. Due di loro salirono alla guida dei carri e la marcia riprese subito, senza che ai prigionieri venisse più ricolta la parola.

Dectar raggiunse finalmente il punto di avvistamento più agevole e sicuro.
Aveva lanciato una richiesta di aiuto a due Eterni - che sapeva in viaggio a meno di una giornata dal Palazzo, di ritorno da una missione – ma aveva compreso troppo presto di dover entrare in azione da solo. Non poteva contare sul loro arrivo tempestivo, se voleva che i Dalamor e il riahn avessero una speranza.
“Dobbiamo cavarcela da soli...”
Sapeva cosa fare.

“Non ci sono stati miglioramenti?”
Kerielle scosse semplicemente la testa, salutando poi la donna appena entrata con un cenno della mano. “La maledizione la sta inghiottendo. Lentamente, ma...”
Laurienne Kirion si accostò alla sedia dove Kerielle vegliava.
Un bracciale di argento - l'unico gioiello concessole, in virtù dei giuramenti da lei prestati come Guaritrice - tintinnò al suo scarno polso destro, sotto una manica di colore verde e dai bordi marroni.
Laurienne Kirion portava i capelli neri in una liscia coda bassa, legata da un nastro marrone ad indicare il livello da lei raggiunto nell'addestramento come Guaritrice.
Vedere Kerielle in quelle vesti...materne, quanto meno femminili, era assai sorprendente. Soprattutto per chi, come Laurienne, assegnata all'ordine degli Eterni, ne aveva ricucito quasi ogni parte visibile del corpo da guerriera.
“L'avete portata qui in tempo, Kerielle. Vedrai che il mio maestro riuscirà, anche dove tutto sembra impossibile.”
“Non dire...” Kerielle la fulminò con lo sguardo.
Poteva permettersi una reazione simile solo perché con Laurienne aveva condiviso la sua peggiore missione. Laurienne capiva quello che era il suo timore più profondo, per la figlia di Runeel.
“Non pronunciare questa eventualità può servire ad eliminarla?”
Kerielle si trovò a distogliere gli occhi da quelli grigi e penetranti della guaritrice. “No, lo so. Ma non voglio che si parli già di questa ultima possibilità.”
“E se si rivelasse l'unico modo di salvare la ragazza?”
Kerielle rilasciò le mani, strette a pugno fino a quell'istante. “Devono esserci decine di altre cure possibili, prima di pensare a questa.”
“Ci sono, infatti” annuì l'altra, posando la mano sulla fronte di Tladis. “La presenza del fratello accanto a lei potrà aiutare."
E se il gemello non arrivasse?. Quel pensiero provocò a Kerielle una stretta inaccettabile.
"Ma come Guaritore" riprese Laurienne, alla quale non era sfuggito, "il mio Maestro deve contemplare anche l'eventualità peggiore. Lo sai.”
“Oh, lo so fin troppo bene” fu il mormorio di risposta. “Sono ingiusta, lo so. Soltanto...io sono arrivata ad accettare il tutto. Sono arrivata ad accettare i cambiamenti. E' stato difficile per me. Laurienne, io ero molto più grande, quando tu non hai avuto altra scelta per salvarmi la vita. Lei ha appena quindici anni.”
Laurienne sentì la propria labile pazienza venir messa duramente alla prova.
Molti membri del suo Ordine continuavano a chiedersi dove avesse trovato il tempo di studiare negli anni dedicati all'apprendimento e alla teoria, visto che la sua cocciutaggine e la sua lingua tagliente le avevano assicurato spesso la permanenza nell'area degli insegnanti, china sul pavimento da far risplendere per punizione, o intenta tra gli scaffali di libri, ma per sottrarli alla polvere del tempo.
Eppure, nessuno si sarebbe mai azzardato a negare che aveva raggiunto livelli di padronanza degli incantesimi curativi invidiabili. Soprendentemente, considerando la sua capacità di sfornare battute che erano autentiche frecciate al veleno, Laurienne era anche modesta e umile quando si trattava di lavorare per arricchire la propria competenza sapeva essere l'osservatrice e giudice più severa di se stessa.
L'altra faccia di quella empatia - che l'aveva resa la miglior studentessa delle ultime due generazioni – era la sua incapace di andare d'accordo con chi non le avesse dato fin dall'inizio una buona impressione.
Svariati insegnanti avevano tentato di limare questo aspetto del suo carattere. A lei piaceva far credere loro che fossero riusciti nell'intento, ma Kerielle sapeva che non era così. Laurienne era abbastanza grande e si conosceva abbastanza bene da sapere come trattenersi, tutto qui.
L'una conosceva profondamente l'altra, nessuna delle due cercava veramente di cambiare l'amica, anche se questa avrebbe accettato solo da lei una ramanzina con i fiocchi. Ed era quello che occorreva ora a Kerielle, pensò la Guaritrice.
“Se dovrà imparare a convivere con le conseguenze che hai accettato anche tu, lo farà. Non puoi sottovalutarla. Se dovrà accadere, Tladis avrà bisogno del nostro aiuto, non di pietà."
Kerielle rimase in silenzio.
"So perché hai questa rabbia, dentro. Sei stata nella cella di Uriordin, vero?"
"Stai insinuando che non riesco a controllarmi?"
"Sto dicendo che ti capisco." La Guaritrice prese una mano dell'altra, un tocco leggero, una manifestazione di affetto che nessuno avrebbe tentato, con l'Eterna. "Non sono tua nemica, Kerielle."

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23 December 2009 @ 03:03 pm
Capitolo 13

Tracce di un piano


Di fronte a quella creatura distorta dalla magia, soltanto la rabbia che provava aiutò Hiarn a non cedere e a non lasciar cadere il pugnale.
Da dove venivano? Cosa volevano da loro?
Lo strano turbante sulla testa, percorsa da tagli e orrende bruciature, non riusciva a nascondere il macabro spettacolo dato da quei mostri. Ferite purulente e slabrate si estendevano anche sul collo e sugli arti con cui altre creature identiche si avvicinarono a tentare di afferrare Greys.
“Noo!” gridò Hiarn. Affondò velocemente il pugnale nella spalla dell'aggressore.
Fu l'essere che lui aveva tenuto lontano fino a quell'istante dal carro a colpirlo, rivelando una forza impressionante per l'esile costituzione e l'aspetto macilento del suo corpo, quasi arrampicato su per il fianco del carro.
Il pugno fece accartocciare Hiarn su se stesso, seguito da un secondo di tale violenza da sbaragliarlo contro il lato opposto e farlo cadere oltre.
Quando si ritrovò schiena a terra, separato da Greys che urlava inutilmente, uno stivale premuto sul suo sterno impedì a Hiarn qualsiasi movimento.
“Il ragazzino fa paura...” rise il mago che fronteggiava suo padre. “Temo di averlo sottovalutato, decidendo di segnalare voi altri come i più pericolosi.”
“E' soltanto un ragazzino” replicò Runeel.
Hiarn respirava a fatica, la spina dorsale percorsa da lunghe fitte di dolore. Si sentiva venir meno e non poteva permetterselo. Non poteva farsi dividere così da Greys. La cercò con lo sguardo, ma non poté vederla in alcuna direzione.
L'odore marcescente che proveniva da quegli esseri gli rivoltò lo stomaco.
“Che schifo!” commentò disgustato chi lo costringeva a terra.
“Non perdete tempo.”
Con un cenno, il mago ottenne l'attenzione dei suoi servitori. “Immobilizzate il rihan, prima degli altri. La costa è lontana giorni di viaggio e non voglio problemi. Ce ne darà già abbastanza spillare un prezzo vantaggioso per ognuno di loro.”
“Maledetti esseri!” Nulla frenò questa volta Runeel Dalamor, che aveva davanti l'unica occasione di eliminare il mago. Questi tese di nuovo il braccio, come ignorandolo. A meno di due passi da loro, Griahan cadde a terra, contorcendosi agonizzante, senza riuscire ad opporre un proprio incantesimo.
“Ti ricorda qualcosa, Generale Dalamor?” insinuò lo stregone quasi dolcemente, liberandosi del mantello mentre i due ragazzi venivano sollevati di peso e condotti nella stessa direzione dove era stata portata Greys.
“Getta la spada a terra, Generale, e potrai stare con loro almeno fino a che non sarete venduti.”
"Non servirà a nulla, Jagarax. Voi avete sciolto i sigilli sulla profezia che rischia di distruggere Merridion, ma che eliminerà per sempre anche voi."
"La magia non può avere fine, stolto!" la furia deformò quella che finora era stata una maschera divertita. "Cammina!"
Runeel si guardò attorno, disperato. Quegli esseri sembravano moltiplicarsi, nascere dagli alberi e dalle zone d'ombra tra essi.
Le sue dita si aprirono e l'arma cadde a terra, sul sentiero ormai quasi gelato. Non poté fare altro che guardare Hiarn venire trascinato davanti a lui, ed essere spinto a seguirlo dal mago, che avrebbe chiuso la fila per controllarli tutti quanti.

Kerielle varcò la soglia della piccola cella, dove Uriordin sembrava averla attesa, perfettamente desto e vigile anche dopo la sessione giornaliera di interrogatori.
La mente della donna era colma di reazioni contrastanti, quando si fermò davanti al prigioniero. Attese che il sorriso che ben conosceva comparisse sul volto emaciato, per rivoltarglielo con uno schiaffo. Un altro, un altro.
Sorda alle sue risate, lo prese per il collo della rozza tunica e lo sbatté con la schiena al muro, al quale i polsi e le caviglie incatenati lo costringevano già in piedi.
“So cosa vuole ottenere il tuo padrone” inveì a denti stretti, spingendolo a guardarla negli occhi.
“Ma non potrà andare avanti nel suo piano, senza il suo migliore servitore.”
“Io sono pronto a morire, a differenza del sangue degli Eterni” replicò ridendo Uriordin. “E' questo che sfugge a te. La piccola Tladis è pronta a morire?”

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30 November 2009 @ 07:15 pm
Capitolo 12

Indifesi


Hiarn non poté fare altro che trasformarsi in scudo umano, avvolgendo Greys per proteggerla dall'attacco degli elementi.
Non sentiva più le urla di suo padre, ma con la coda dell'occhio, mentre cercava di rassicurare la bambina, vide una luce intensa squarciare ripetutamente il cielo tempestato di spilli ghiacciati che si accanivano impietosamente su di loro.
Griahan cercava di contrastare con la sua magia quello che appariva come un agguato in piena regola.
E' colpa sua...E' colpa di quella donna. La nostra vita in frantumi a causa di quella donna. E Tladis...
Serrò gli occhi, stringendo a sé il corpo infreddolito di Greys, pentendosi di aver anche solo pensato all'eventualità di perdere la sorella.
“Hiarn! Scappa con Greys!”
“Credo sia troppo tardi, Dalamor.”
Un nuovo incantesimo evocato da Griahan sembrò placare i mulinelli di vento, ma fu una tregua di pochi istanti.
“Non sapete riconoscere i segni della fine...Un riahn e uno dei più abili guerrieri che abbiano mai militato nell'esercito di Merridion non sanno capire quando è finita e arrendersi.” Scoppiò una risata amara. “Che tragica beffa del destino, vero, Dalamor? Non ti ricorda qualcosa?”
Al ragazzo occorse qualche istante per capire che a parlare era stata una voce nuova, a lui totalmente estranea. Roca, graffiante, indisponente.
Suo padre invece la conosceva bene, la furia con cui si avventò sulla figura dello sconosciuto Hiarn non l'aveva mai veduta. Fu come una scarica di luce a delineare il profilo di Runeel Dalamor, riportando dal passato la pericolosa spada che era stato.
Hiarn non vide il doppio filo di luce che si aspettava potesse rifulgere su due lame rivali.
L'uomo contro cui si era aizzato suo padre – chiunque fosse – sembrava disarmato.
“Vedo che il tuo spirito non è morto del tutto. Bene.”
Hiarn si sporse dalla fiancata di legno, scorgendo sotto il mantello di quell'estraneo una chioma di capelli argentei che non avrebbe mai più potuto dimenticare.
Incontrò però anche lo sguardo di Griahan, che correva verso i due, rinunciando ad altri incantesimi.
“No, zio!” gridò, guardando però verso Hiarn.
“Fermo. Lo zio non vuole che tu ti faccia male, giovane Griahan” rise lo sconosciuto, sbarrandogli la strada con un braccio teso. Si muoveva con agilità, anche sotto un manto pesante bersagliato da nuovi vortici di pioggia sempre più simile a neve.
“Hiarn...”
Al richiamo di Greys, dovette abbassarsi. La preoccupazione per suo padre e per Hiarn lo faceva sentire un codardo.
“Vedete, giovane riahn, il vostro parente sa come comportarsi. Sa cosa deve impedire che io faccia. Teme le mie armi, che lui definisce subdole. Era così, giusto?”
“Taci!” ruggì Runeel.
Il ghigno si allargò allora sul volto che sfidava ancora...e ancora, la lama di suo padre.
Sentendola tremare, Hiarn si chiuse ancora di più a circondare Greys, mentre tendeva le orecchie. Doveva stare con lei, ma questo significava restare inerme mentre suo padre rischiava contro quello sconosciuto al quale nemmeno la magia di un riahn poteva tenere testa.
“Non succederà nulla di grave, se accetterai di consegnarti personalmente, Dalamor, né al promettente mago qui accanto, né ai tuoi cuccioli. Non potranno difendersi da soli e lo sai.”
A quelle parole, nuove figure si affacciarono sul sentiero dalle profondità della macchia, da un lato e dall'altro del carro, convergendo su di esso. Hiarn non poteva più pensare di restare immobile. Ritrasse piano le mani dalle spalle di Greys e le portò all'elsa del pugnale – ben misera arma, se avevano a che fare con uno stregone – facendo segno a Greys di non fare rumore.
“Una graziosa bambina.”
Hiarn si volse di scatto, la lama puntata verso l'uomo che guardava Greys, scoprendo che di umano non aveva nulla.

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21 November 2009 @ 04:24 pm
Capitolo 11

Tempesta anomala



Il temporale stava mutando in tempesta, la temperatura calata bruscamente, da un istante all'altro.
Hiarn procedeva con sempre maggiore fatica, stringendo gli occhi per riuscire a vedere, oltre le folate di vento e pioggia, il cavallo di Kerielle, cercando di ripetersi che tutto sarebbe andato bene.
Tladis sarebbe guarita, qualunque incantesimo fosse stato intessuto su di lei.
Non sapeva perché ciò fosse avvenuto, ma era abbastanza chiaro ormai che la sua non era mai stata una famiglia di tranquilli artigiani e contadini, che una menzogna dopo l'altro avessero nascosto ben altra verità.
Sua madre aveva fatto parte degli Eterni, quell'Ordine per lui e Tladis così misterioso, quella lontana realtà sulla quale avevano costruito fantasie da bambini.
Avevano sempre creduto che la madre fosse morta dopo una lunga malattia, contratta durante le guerre che avevano quasi decimato il regno, oltre che la famiglia reale.
“Hiarn...”
Il ragazzo si voltò verso il lato del carro, dal quale sbucò la testolina di Greys.
“Tladis guarirà, vero?”
“Certo che guarirà, scricciolo.” Le carezzò una guancia. “Rimettiti giù, tra poco arrivere-”
“Hiarn, salta sul carro e copriti!”
L'urlo del padre giunse all'inizio confuso, tra fischi di vento, trovandosi Runeel all'altro lato del carro.”
“Dov'è Griahan?” Non riusciva a vederlo.
“Hiarn! Stai con Greys!” gridò in risposta la voce del riahn.
Fu l'ultima cosa che Hiarn poté udire, prima che il fischio attorno a lui raggiungesse un picco capace quasi di assordarlo.
Hiarn si aggrappò alla fiancata del carro e riuscì ad arrampicarsi. Greys gli si gettò tra le braccia, terrorizzata.
“Zio, pensa al carro!” sentì urlare da Griahan.

Le gocce di pioggia si stavano trasformando in stille di ghiaccio. Non provenivano più soltanto dal cielo, ma da ogni direzione, in vortici che si restringevano attorno a loro come le spire di un serpente.
Non c'era nulla di naturale, in tutto questo.
La sensazione si faceva sempre più nitida ad ogni istante che passava, una sensazione che Kerielle non poté più ignorare, quando si rese conto che il carro non aveva mantenuto la solita distanza da loro. Era stato inghiottito da vortici di grandine. Non era più visibile, nemmeno utilizzando i sensi che la magia poteva assicurarle.
“Dectar!” urlò controvento, tornando a rigirare il cavallo e accorciando le distanze.
Non ci fu il tempo di spiegarsi. La luce esplose nel tornante del sentiero che si erano lasciati alle spalle, ora visibile solo parzialmente. Ma quella luce era inconfondibile.
“Vado ad aiutarli io!” urlò Dectar. Fece un cenno al suo scudiero, che annuì.
“Lui conosce la scorciatoia di cui parlavo. Porta la ragazzina!”
“No, Dectar...”
“Devi!”
Kerielle rinsaldò la presa sulle redini e si preparò a seguire lo scudiero, al quale Dectar aveva lasciato il cavallo.
Qualche istante dopo, la figura dell'uomo era già sparita dietro uno sperone roccioso.
Kerielle portò istintivamente la mano alla spada, ormai preparata ad affrontare di tutto.
La scorciatoia costrinse le bestie a ricorrere a tutte le loro riserve di energia, ma si rivelò la scelta giusta, capace di portarli nel minor tempo possibile a varcare la porta nord della Piazza, dove si trovava il Palazzo secondario di Re Astermil.
Segno che quella tempesta di ghiaccio incontrata aveva tutti i crismi di un sortilegio, tra le case e le poche locande Kerielle e la sua nuova guida non ne trovarono alcuna traccia. Lì sembrava esser sempre soltanto piovuto.
“Signora, andate. Mi occuperò io dei cavalli.”
Kerielle ringraziò lo scudiero di Dectar. Forse più avanti ci sarebbe stato il tempo di conoscersi meglio.
Una figura era uscita silenziosamente dalle scuderie del Palazzo e la aiutò a far scendere Tladis dalla sella. Doveva essere un Guaritore o un suo allievo, a giudicare dal suo agire pratico e silenzioso. Kerielle seppe di porre la salute della ragazza nelle migliori mani in cui si potesse sperare. Purtroppo questo non garantiva lo scioglimento dell'incantesimo a suo danno.
Tutto sapeva terribilmente di già vissuto, pensò ricordando un giorno di molti anni prima, mentre seguiva il guaritore portando tra le braccia la figlia di Aiseen.
Tutto sapeva di orribile beffa.

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20 November 2009 @ 07:01 pm
Capitolo 10

La foresta



Le pendenze su cui si snodava il sentiero che portava alla Piazza e al Palazzo di Astermil non erano certo il tragitto più adatto ad una corsa nella quale forzare il cavallo.
La donna strinse i denti e cercò di nascondere la preoccupazione, mentre teneva sempre un occhio puntato sulla figlia di Aiseen, caricata davanti a lei.
Non era un buon segno che nemmeno quel viaggio accidentato la stesse in qualche modo destando.
I ricordi si affollavano nella mente di Kerielle, mettendo alla prova il suo sangue freddo.
Non c'era tempo nemmeno per fermarsi a controllare gli zoccoli di Testhium, questo la faceva sentire ancora peggio. Si allungò ad accarezzare la chioma dell'animale, chiedendogli scusa con il pensiero, per quanto poteva valere.
Quando vide l'ombra addensarsi avanti a loro, il primo istinto fu quello di tirare le redini e fermare la corsa di Testhium.
Non può essere!
“Perché no?” rispose una voce che la spinse a voltarsi alle spalle, girando poi il cavallo il più agilmente possibile.
L'uomo sorrideva, guardando Tladis con brevi occhiate senza per questo perdere di vista i movimenti di Kerielle.
“Credevi di poterci nascondere ancora per molto il ritrovamento dei due gemelli di Aiseen?”
“Non avvicinarti!” minacciò Kerielle. Per dimostrargli che non erano le armi, quello che lui avrebbe dovuto temere, non mise mano alla spada.
“Kerielle, non puoi proteggerli per sempre. Soprattutto perché tu stessa dovrai imporre decisioni che certo non ameranno...almeno nel caso di quella ragazzina.”
“Adesso il problema più grave è la sua salute. E tu mi stai rallentando, quando dovrei essere già a Palazzo, perché venga sciolto l'incantesimo.”
L'uomo sembrò sinceramente sorpreso, mentre si avvicinava alla cavalcatura. “Di quale incantesimo parli?”
“Sembri davvero non saperne nulla, questo però non è un buon segno.”
“Hai creduto fossimo stati noi Eterni?”
“Come il fratello ha pensato fossi stata io. E' un maleficio che può spezzare solo colui che lo ha intessuto.” Kerielle lasciò che l'uomo si avvicinasse ancora, ma controllò con diffidenza i suoi movimenti.
Dectar sollevò il mento di Tladis, scrutandone il pallore preoccupato. Controllò il battito del cuore, ne guardò le iridi castane sotto le palpebre. “Non immaginavo che potessero arrivare a tanto, che riuscissero anche da prigionieri.”
“Solo uno può esserne capace, Dectar” disse Kerielle, mentre lo vedeva voltarsi verso l'altro Eterno che aveva tagliato loro la strada e chiamarlo. “E in questo caso non lo si può definire persona.”
Dectar annuì, prendendo poi le redini del cavallo che il suo scudiero gli aveva portato.
“Si riparte. Vi scortiamo noi.”
“Dopo averci rallentato.” Kerielle spronò Testhium, che fu felice di ripartire.
Dectar la raggiunse e le si affiancò, per quanto lo permettesse il sentiero. “E' sempre più piacevole avere a che fare con voi. Venitemi dietro, conosco queste montagne meglio di voi” urlò per contrastare il temporale.
Kerielle rafforzò la presa su Tladis, perché rimanesse in sella nonostante i disagi del viaggio.
Non riusciva a smettere di guardarsi intorno e alle spalle, appena poteva farlo. Era quasi sicura che qualcuno continuasse a seguire la loro corsa. Poteva essere stato realmente lo scudiero di Dectar a tagliarle la strada, ma vi era sicuramente qualcun altro. O qualcos'altro.

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